ll colon fa seguito all'intestino tenue e si continua con il retto; la sua lunghezza varia da 140 a 180 cm e in esso si distinguono due porzioni:
  • il COLON DESTRO, che comprende il cieco,  il colon ascendente e la parte prossimale del  colon traverso
  • il COLON SINISTRO, comprendente il colon traverso distale, il colon discendente e il sigma.
Grazie alla attività motoria di tipo segmentario e propulsivo consente il riassorbimento di acqua ed elettroliti presenti nel chimo (che si svolge prevalentemente nei segmenti colici di destra), la progressione delle feci e la loro emissione attraverso l'ano. 

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Le patologie di interesse chirurgico del colon sono molteplici. Tra quelle a maggiore incidenza troviamo:

  • La malattia diverticolare;
  • Le malattie infiammatorie (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa);
  • I polipi e le poliposi;
  • I tumori maligigni;

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La
malattia diverticolare è una patologia caratterizzata dalla presenza di molteplici diverticoli, ovvero di estroflessioni sacciformi della mucosa e della sottomucosa, in zone di particolare debolezza della parete colica. I diverticoli sono localizzati principalmente nel sigma, poi nel colon discendente, mentre sono sporadici negli altri tratti del grosso intestino; il retto non ne è mai interessato. Una alterazione motoria del colon congenita o legata a abitudini alimentari (dieta ricca di alimenti raffinati, come carni, grassi, etc.. e povera di alimenti ricchi di scorie, come frutta e verdura) è verosimilmente all'origine della malattia. Il riscontro di diverticoli non associati a sintomi è reperto relativamente frequente nell'età anziana. Tale stato va sotto il nome di diverticolosi e non corrisponde ad un quadro patologico. I diverticoli del colon acquisiscono entità di malattia quando divengono sintomatici (dolori addominali, alterazioni dell'alvo prevalentemente in senso diarroico) o quando si complicano. Possono infiammarsi, dando luogo ad un quadro di diverticolite acuta, caratterizzata da intenso dolore addominale, prevalentemente in fossa iliaca sinistra e da febbre. Complicanze della malattia particolarmente gravi sono la perforazione, con peritonite diffusa o circoscritta, la fistolizzazione del diverticolo in un altro organo (intestino, vescica, etc.) o all'esterno, l’occlusione intestinale e l’emorragia. Le indagini strumentali utili per confermare il sospetto diagnostico sono il clisma opaco e la colonscopia. La terapia della malattia diverticolare è inizialmente medica (cicli di terapia antibiotica e fermenti lattici associati ad una dieta ricca di scorie). La terapia chirurgica può essere eseguita in urgenza (perforazione, occlusione) o in elezione, nei pazienti fortemente sintomatici che non rispondono alla terapia medica e che potrebbero essere ad elevato rischio di complicanze severe. In condizioni di urgenza ancor oggi può essere necessario associare, alla resezione del tratto intestinale malato, una colostomia temporanea. In elezione l'intervento  di scelta è l'emicolectomia sinistra, cioè l'asportazione del sigma, del colon discentente e di parte del colon trasverso, con anastomosi tra il colon residuo ed il retto. Tale intervento può essere effettuato sia per via laparoscopica che per via laparotomica.

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Le
malattie infiammatorie intestinali (Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa), sono patologie ad eziologia ignota, anche se molteplici fattori (genetici, infettivi, alimentari, uso di alcuni farmaci e fattori psicosomatici) sono stati di volta in volta chiamati in causa. Abbiamo già accennato al Morbo di Crohn nel capitolo dedicato all'intestino tenue. Per quanto concerne il colon, di solito è colpito dalla malattia il colon destro, ma talora tutto il colon e anche il retto possono essere interessati. La Rettocolite Ulcerosa è una malattia confinata al colon ed al retto, nella quale l’ infiammazione interessa solo la mucosa, ovvero lo strato interno della parete intestinale. La clinica è caratterizzata dalla presenza di diarrea muco-sanguinolenta, tenesmo ed urgenza nella defecazione, le manifestazioni extra intestinali sono sovrapponibili a quelle del Morbo di Crohn. Gli esami grazie ai quali viene posta diagnosi sono il clisma opaco e la pancolonscopia con biopsia. Nell ‘ambito delle complicanze merita particolare attenzione il megacolon tossico, ovvero una distensione acuta del colon che può richiedere un intervento chirurgico in urgenza qualora evolva nella perforazione; la cancerizzazione è un’ altra possibile complicanza della malattia, tipica dei pazienti con una lunga storia di malattia. Il trattamento della rettocolite ulcerosa è in prima istanza medico (cortisone e 5-ASA). La chirurgia viene riservata alle complicanze ed ai pazienti refrattari alla terapia medica e fortemente sintomatici. L'intervento deve prevedere l'asportazione di tutto il colon e del retto (proctocolectomia totale), con conservazione dell'apparato sfinterico anale (anastomosi ileo-anale su reservoir ileale) o con ileostomia definitiva.

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I
polipi sono neoformazioni che aggettano nel lume intestinale: possono essere di natura non neoplastica (polipi iperplastici, amartomatosi ed infiammatori) o tumorali (i cosiddetti adenomi), che hanno tendenza a cancerizzare. I polipi adenomatosi si dividono in a loro volta in adenomi tubulari (75%), generalmente piccoli (1-2 cm), peduncolati e con scarsa tendenza a degenerare in senso maligno, adenomi villosi (10%), di dimensioni maggiori superiori a 2 cm, sessili e con una superficie che può presentarsi irregolare, con maggiore tendenza a cancerizzare e adenomi  tubulo-villosi (15%), con caratteristiche intermedie rispetto ai primi due. Tali lesioni possono essere scoperte casualmente in corso di colonscopia o clisma opaco, ma  talora possono presentarsi con emissione di sangue rosso vivo o di muco, associati o meno alla defecazione. La polipectomia endoscopica ed il successivo esame istologico consentono di asportare la lesione e di evidenziare la natura del polipo. Nella gran parte dei casi il trattamento endoscopico è sufficiente, anche in quelle lesioni con evoluzione maligna, ma limitata alla mucosa (c.d. early colonic cancer); l'exeresi chirurgica si rende invece necessaria nei casi non suscettibili di polipectomia endoscopica (polipi molto voluminosi o in sedi difficilmente aggredibili dal colonscopio, poliposi multipla) o in caso di  degenerazione carcinomatosa che ha invaso gli strati profondi della parete colica.
Le poliposi sono sindromi caratterizzate dalla presenza di numerosi polipi lungo l’intestino; di particolare interesse per il colon è la poliposi adenomatosa familiare, considerata una precancerosi per la fatale evoluzione maligna dei casi non trattati chirurgicamente. Nella poliposi adenomatosa familiare (malattia a trasmissione genetica di tipo autosomico dominante) alla presenza di numerosissimi polipi di natura adenomatosa in tutti i tratti del colon e nel retto si possono associare manifestazioni extra-coliche, come polipi in altri distretti intestinali (es. duodeno), tumori ossei, alterazioni retiniche etc.. Il carattere ereditario della malattia impone la ricerca della mutazione genetica (nel cromosoma 5) in tutti i consanguinei di un paziente affetto dalla malattia e di conseguenza controlli periodici (es. colonscopia) in tutti gli individui di quella famiglia che presentino la mutazione. La poliposi familiare, come già detto, evolve inevitabilmente, in un periodo di tempo variabile, verso il cancro ed è pertanto una malattia di precisa pertinenza chirurgica. Il trattamento consiste nella  proctocolectomia (asportazione completa del colon destro, sinistro, del colon traverso e del retto). La ricostruzione della continuità intestinale è complessa, in quanto occorre eseguire un'anastomosi tra un reservoir (serbatoio) ileale e il canale anale  e richiede la protezione con un’ileostomia temporanea.

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Il
cancro del colon è, tra le malattie neoplastiche, relativamente frequente, soprattutto al di sopra dei 50 anni. I polipi adenomatosi e la rettocolite sono le precancerosi conosciute; tra le condizioni di rischio si segnala la familiarità, con incidenza particolarmente elevata in alcuni gruppi familiari. La malattia è particolarmente frequente nelle aree di benessere, tra cui il nostro paese e sembra legata a fattori ambientali e in particolare al tipo di alimentazione. La neoplasia si manifesta con una notevole variabilità di quadri clinici, a seconda cha la sede di insorgenza sia nel colon destro o nel colon sinistro: astenia, anemizzazione, dolore addominale, alternanza tra stipsi e diarrea sono i sintomi caratteristici dei tumori del colon destro; dolori addominali, stipsi, sanguinamenti frammisti alle feci per il colon sinistro. La ricerca del sangue occulto nelle feci è un'utile indagine di screening, anche se la sua specificità non è molto elevata. La diagnosi viene posta  mediante colonscopia con biopsia; nei casi in cui il tumore rappresenti un ostacolo invalicabile dallo strumento a fibre ottiche, l'indagine deve essere associata al clisma opaco, che consente la visualizzazione di tutto il colon. L’ecografia o la TC addominale vengono utilizzati per valutare l’estensione della malattia (al fegato, al peritoneo, locale). Attualmente esistono dei protocolli di screening dei tumori del colon che prevedono dopo i 50 anni di età, l’esecuzione ogni anno del sangue occulto fecale e ogni 5 anni di una colonscopia. Tali protocolli vengono eseguiti anche all’interno del Policlinico S.Orsola-Malpighi presso l’Ambulatorio di Prevenzione dei Tumori Digestivi (PTD) diretto dal Prof Bazzoli.
Le opzioni chirurgiche per questo tipo di patologia sono ormai standardizzate, con limiti di resezione ben definiti. Gli interventi più frequentemente eseguiti, per via tradizionale o laparoscopica, sono:

  • emicolectomia destra (vedi figura)
  • emicolectomia sinistra
ma in casi selezionati sono possibili anche resezioni minori, quali una resezione del colon traverso o del sigma. La degenza postoperatoria oscilla dai 6 agli 8 giorni. In alcuni casi dopo l'intervento si rende necessario associare un trattamento chemioterapico o radioterapico. La prognosi a distanza, grazie ad un approccio terapeutico multidisciplinare, è notevolmente migliorata, in particolare negli stadi iniziali di malattia. Particolarmente importante è il follow-up oncologico post-operatorio, in quanto recidive precoci di malattia o metastasi epatiche uniche o circoscritte possono ancora giovarsi di un trattamento di asportazione chirurgica.


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